09 agosto 2008

UNDICESIMA TAPPA - Carillon d.l. C. Terradillios de los Templarios (26 Km)

9/Agosto/2008

Mi sveglio indolenzito e dolente. Senza colazione, nel buio preparo lo zaino e partiamo.
Superiamo un bel ponte, una rotonda e un benzinaio. Svoltiamo a destra sulla strada asfaltata e ci fermiamo alle prime luci dell'alba per la colazione. Tolgo giacca e pantaloni dell' impermeabile, mangio frutta e cioccolata. Proseguiamo... Dopo circa un'ora mi accorgo di non avere piu' con me il portafogli, cerco bene nello zaino ma mi rendo conto di averlo lasciato, spero, nel paro della chiesa dove ho passato la notte. Saluto Mara e proseguo solo e di gran carriera in "direzione ostinata e contraria". Getto lo zaino nel bosco, sotto ad un ponte per non essere appesantito, bastone alla mano torno verso la chiesa. Incroci molte persone che avevo incontrato giorni fa, mi salutano, mi chiedono dove stia andando, ma ho fretta, molta fretta. Vedo la chiesa e il parco, e il portafogli nell'erba alta... Bene, e' andata bene, cosa avrei fatto se non lo avessi trovato? Solo, lontano, con in tasca 2 monete; Prima di partire avevo infilato in una tasca interna dello zaino del danaro, non molto in verità, ma sufficiente per fronteggiare una situazione del genere e vivacchiare qualche giorno in attesa di eventi più favorevoli. Inizio a zoppicare mentre scendo in citta per trovare qualcuno che mi porti la' dove avevo lasciato lo zaino.
Mi accordo con un taxista per 5 Euro. Guardando il contachilometri mi dice di aver percorso 5 Km. Ne rimarranno circa 12 di un bel nulla in mezzo alla mesetas, nella pianura infuocata di nuovo a piedi, è tardi ma ho di nuovo il buon umore. Il suolo e' docile, molto camminabile, sono contento ma un po' stanco. Il primo paese trovo un bar per un caffe' e del ghiaccio. Continuo fino a Terradillos dove si sarebbe fermata la maggior parte delle persone incontrate, nel primo nuovo albergue, l'hospitaliera e' molto cortese, bevo qualcosa e le chiedo altro ghiaccio per il piede. La struttura è ben curata ma non mi invoglia, vorrei proseguire e ci provo. A poche centinaia di metri il dolore si accentua e un'albergue mi offre una buona scappatoia. Mi fermerò per la notte. Trovo uno spagnolo con cui ho bevuto una birra un paio di giorni fa, Mara ed una sua amica. Dopo essermi sistemato scambiamo quattro chiacchere prima di cena, ceniamo insieme, poi una birra con lo spagnolo (che non riuscirò ancora ad offrirgli) e buona notte. Tappa breve, lavo tutto nel pomeriggio caldo, sistemo zaino e carico le batterie del palmare, come nuovo... Spero in un buon riposo e un buon risveglio senza dolori assillanti.