Notte poco serena per quel signore, e poco sonno per gli altri...
Oltre a parlare si muoveva ed essendo sotto al mio catello, quando una ragazza italiana volle svegliarmi squotendomi, ci misi un po' a capire che fosse la sveglia. Fuori dall'albergue un buon caffe. Notte senza luna seguita da un' alba rosea contro il cielo plumbeo della notte che svanisce, un cielo striato e ferito da nubi scure. Nella notte un gracidare di rane e il miagolio di gatto su di un cassone. 
La strada asfaltata viene costeggiata a sinistra dalla pista dove una piantumazione equidistante di alberi ad alto fusto ne segue a sud la via, illusoria perfezione che la natura vanifica nella crescita irregolare delle chiome, mi appare tutto artefatto, potremmo trovarci ovunque. Un cimitero. Poi una roggia fresca e sonora costeggia la via che scorgo a tentoni. Il rumore dell' autostrada e' ovattato dalla distanza. Rumore dei propri passi, odore di fieno e di erba bagnata. Pianura dritta. Frusciare di mais e canto di uccelli. Poi arriva la luce, riscopri i colori poco a poco, il nero dell' asfalto, il verde delle culture, bianco della sabbia sotto le suole, marrone rossiccio di terra smossa e il giallo del fieno a seccare sotto ad un cielo via via più azzurro. La luce rosea che vedevo di fronte, come un faro nella notte erano forse solo le luci della citta, Leon (?).
Poi il vento sulle frasche fruscianti, ed i grilli. Sono le 7 un verde e giallo mosaico ordinato. Orizzonte infinito di nulla. nubi spatolate alle spalle. Come dopo un sogno mi desto, ora il sole proietta la mia ombra lunga sul grano acceso, il profilo del corpo e dello zaino appeso. La cadenza variabile dei passi, i diversi toni, lieve sul suolo liscio, duro e disarmonico dove si inasprisce, asincrono se si striscia la suola su di un sasso. Fra i filari di platani, a piccoli gruppi, noccioli come il bastone che porto con me.
La strada asfaltata viene costeggiata a sinistra dalla pista dove una piantumazione equidistante di alberi ad alto fusto ne segue a sud la via, illusoria perfezione che la natura vanifica nella crescita irregolare delle chiome, mi appare tutto artefatto, potremmo trovarci ovunque. Un cimitero. Poi una roggia fresca e sonora costeggia la via che scorgo a tentoni. Il rumore dell' autostrada e' ovattato dalla distanza. Rumore dei propri passi, odore di fieno e di erba bagnata. Pianura dritta. Frusciare di mais e canto di uccelli. Poi arriva la luce, riscopri i colori poco a poco, il nero dell' asfalto, il verde delle culture, bianco della sabbia sotto le suole, marrone rossiccio di terra smossa e il giallo del fieno a seccare sotto ad un cielo via via più azzurro. La luce rosea che vedevo di fronte, come un faro nella notte erano forse solo le luci della citta, Leon (?).
Cambia tutto di nuovo, sono le 9:30 di un giorno senza il solito sole, dopo la olazione fascio di nuovo il piede (sempre il dx). Continuo nella mattinata nuvolosa e fresca fino a Mansillas de las Mulas dove finalmente trovo delle pile per la digitale e bende elastiche per la mia povera acciaccata caviglia. Di qui in poi e' pista bianca lungo l'asfalto della carettera nazionale. Senza ombra ne acqua, 4 km fino a Villamoros. La presenza della citta' si fa sentire malgrado manchino molti chilometri, traffico, camion.... Arrio ad Archaveja costeggiano la solita strada, non ho acqua e la fontana e' rotta. Proseguo fino al paese successivo, Valdelafuente dove mi straio a riposare, anche qui' la fonte e' rotta. Dopo un breve riposo, alla partenza incontro un signore sulla cinquantina e proseguiamo insieme verso Leon e i suoi 7 km di periferia. Attraversiamo la statale saltando i gard-rail in un punto in cui le auto sfracciano oltre i 100, poi un ponte, le case... Al primo bar mettiamo del ghiaccio, io al piede lui alla gamba. Riposiamo per l'utimo tratto che ci condurra' all'albergue delle Monache. Un giro per Leon, qualche parola scambiata con visi più o meno noti, cena con un tedesco. Alle 21:30 chiuderanno le porte e faranno una messa nella cappella vicina. Beviamo qualcosa insieme allo spagnolo che continuo a trovare in giro. Sono stanco, attraverso il cortile di cemento, verso l agognato riposo. Prima di coricarmi noto ad un paio di letti dal il mio il ragazzo di Torino, Simone, dopo 4 tappe si e' dovuto fermare per una tendinite. Gli duole parecchio la gamba e mi confida che è stato difficile perfino prendere il bus per via del dolore che provava. 72 ore di riposo, il responso del medico. Ora posso dormire.

