12 agosto 2008

QUATTORDICESIMA TAPPA - Leon Santibanez D.V. 42 km.

12/Agosto/2008

Questo ero lo scritto originario:
"Oggi non mi va proprio di scrivere. Lasciata Leon se seguite la statale, dopo quaranta e rotti arriverete qui. Parlavano male della mesetas, almeno non c'erano i camion. Per il resto, L'albergue va bene... Il paese ha un bar aperto solo di mattina, non ha negozi, nulla. sono a 11 Km dalla civiltà'. aspettiamo e vedremo."
A mente fredda e riguardando le foto, qualcosa da salvare rimane...
Lascio Leon in un mattino piovoso, cartina alla mano cerco la via in una città senza frecce. Non sono l'unico e poco dopo mi aggrego ad altri smarriti viandanti fino all' inizio della pista, poi ognuno ha il proprio cammino. L'uscita dalle città è se possibile peggiore del loro ingresso, non finiscono mai e hai strada da percorrere, non ci sarà un rifugio accogliente ad attenderti, devi solo levarla di mezzo prima possibile, poi forse ci saranno campagne e sentieri a rincuorati.
La strada procede parallela alla statale, trafficata e rettilinea. Non c'è molto da vedere, fuori da una casa c'era un cesto di vimini chiaro, posato su una panca. Invitava a servirsi di biscotti e frutta in cambio di un messaggio sul libricino. Bel gesto, ma non mi fido troppo dei biscotti, vada per una pera. Nidi di cicogne sui piccoli terrazzi delle chiese tipiche di queste zone. Credo che la monotonia mi abbia assalito, la presenza dell'asfalto e il rumore delle auto non è stata una cosa consueta nelle ultime due settimane, e oggi più che mai mi fa pesare il cammino. Qualche paese spezza la tappa, nella foto qui sotto, un grande ponte medioevale precede un piccolo ed ordinato pesino, con albergue e tutto il necessario...
Ma a me mancano ancora pochi chilometri alla meta, alla birra chiara, al pranzo comodo all'ombra di un pergolato di vite, in un baretto vista campagna...
Proseguo nella starada, fra asfalto e terra battuta, una rotonda e un paese sulla destra. Su una casa abbandonata la scritta "Albergue" con le immancabili frecce gialle mi indica la strada che per il rifugio poco distante. Santibanez mi accoglie con una serie di case vecchie ma ben curate, giardini con una varietà di fiori, ortaggi, piate da frutta. Assaporo il meritato ristoro. Entro nell'albergue, nessuno, attraverso il corridoio che da su un giardino interno ampliamente ombreggiato da alberi di mele, pere e chi sa cos'altro, tutti straordinariamente carichi di frutti. Qualcuno parla italiano, l'ospitaliero è un "tipo fuori dalla norma", un signore di Roma ritirato nella campagna Spagnola per gestire la struttura parrochhiale. Dopo una breve discussione, mi informa che in paese non c'è nulla, nulla significa nulla, un solo "bar" aperto solo al mattino quindi devo dare l'addio addio al mio premio di fine tappa.
Esco in strada e vedo dei ragazzini che mangiano frutta fuori dal bar chiuso. Chiederò a loro, mi portano in un frutteto dove mi servo di quel che consumerò per pranzo. Sul ritorno un ciclista mi chiede informazioni sul prossimo paese, > gli dico, dista 8 km ed io lo esorto a continuare e vista la situazione del luogo. Sembra felice quando mi allunga una scatola di tonno, poi prosegue. Il pranzo è sistemato, per la cena ci penserà Ermanno, poi aspetterò Rosalba e proseguiremo insieme il viaggio.