Lasciamo l'albergue nell'oscurita' mattutina, le mie gambe proprio non nevogliono sapere di scarrozzarmi per le vie strette del centro storico di Santigo senza neppure una piccola colazione. La cattedrale non e' illuminata, poco suggestiva anche una piazza spoglia e sguarnita, qualcuno dorme sotto ad un porticato ed una pattuglia lo sorveglia a poca distanza.
Entriamo in un bar per una colazione a base di tostado e caffe solo mas pequeno, che puntualmente diventa lungo malgrado mi ostini a dire "stop...stop...por favor". Inizia un nuovo cammino, lascio la caffetteria verso le 8 e attraverso la citta' fino alla periferia, all'alba sono su una collina che dimina la valle di Santiago dove le torri si stagliano scure sul cielo chiaro delle prime luci mattutine. Cerco la via ma devo aver perso qualche inicazione, mi trovo sulla statale, penso pero' che un pezzo di strada si possa fare e proseguo. Dopo circa un'ora chiedo attraverso una finestra indicazioni ad una signora, seduta sul divano di casa, si alza contenta, da una voce al marito ed esce. I due sono discordi, mi invitano ad entrare per bere dell'acqua fresca e non cessano di discutere su quale sia la strada migliore ignorando forse il fatto che comprendo a pieno il loro discorsi. Finamente trovano un accordo grazie all'accondiscendenza della moglie, esco e segue le indicazioni fino ad un bar dove durante un caffe' entra una ragazza sulla trentina, dal viso stravolto che chiede in inglese al barista dove trovare un autobus mentre una signora spagnola si offre di accompagnarla. Mi ricordo di quando fuori Burgos avrei quasi voluto smettere di camminare ed ho provato a rendere il favore che Thorill i fece. Le parlo con calma, lei ascolta e mi invita a bere un caffe'.
Abbiamo percorso solo 5 o 6 km da Santigo ma rieco a convincerla a proseguire il viaggio almeno fino all'albergue dove potra' ponderara meglio le sue scielte. Percorriamo insieme le salite e le discese fra strade di paesini fantasma e piccoli borghi, quasi tutto asfalto, un piccolo borgo con un'incantevole cascata ed un ponte sensazionale, poi l'arrivo in albergue. Si chiama Melanie e mi dice che nei giorni precedenti le avevano dedicato alcune scrutte che credo di avere fotografato, ma che ricordo perfettamente. Dopo la sistemazione in un albergue troppo piccolo per tutti ma molto accogliente, una grossa spesa, un po di riposo ed un giro in paese. Ceniamo con Marco, un ragazzo italiano di Mantova, Melanie e una coppia di cinquantenni che vorrebbero camminare per professione, lui uno spagnolo piu' simile ad un' indiano americano, lei una bella donna francese, una bella coppia. Trasforriamo cosi' la serata cenando con pasta ed insalata. C'e del cibo anche per chi, arrivato troppo tardi non ha otuto cucinare o ha trovato la tienda chiusa. Poi la notte in un letto confortevole al secondo piano mansardato dell'albergue.
Le nuova vescica si fa sentire, non ricordavo quanto fossero dolorose, ma se oggi ho camminato bene, domani andra' meglio. Sono solo altri 68 circa fino a Finisterre, poi solo 30 fino a ,Muxia e mi accorgo che piu' passa il tempo piu' in la sposterei la meta nonostante la fatica e talvolta il dolori che anche se tutto sommato lievi mi rammentano che siamo macchine molto fragili e poco governabili.
